Caso clinico di una paziente con dolore alla spalla destra

Caso clinico di una paziente con dolore alla spalla destra

Generalmente, quando si avverte un dolore alla spalla, i metodi tradizionali sono finalizzati alla rimozione del sintomo. L’osteopatia, invece, per curare il dolore alla spalla, agisce a un livello superiore, risalendo alle cause.

Ecco dunque che il trattamento osteopatico non interesserà soltanto la parte dolente ma anche le aree riflesse.

Si presenta alla mia attenzione presso il mio studio una donna di 43 anni con un dolore alla spalla destra. L’inizio dei sintomi è di circa 3 mesi fa, secondo il racconto della paziente il tutto è iniziato senza aver subito nessun trauma e non ricorda nessun motivo che abbia potuto scatenare la sintomatologia. La paziente mi riferisce che questo dolore è presente anche a riposo ma si aggrava durante alcuni movimenti e che la disturba anche la notte quando si trova a letto impedendogli di riposare bene. La risonanza magnetica non indica problematiche particolari. La radiografia è negativa. Durante l’anamnesi la paziente mi riferisce che lavora molto al computer passando molte ore in posizione seduta e che ultimamente ha una costante stanchezza psicofisica accompagnata da insonnia.

La spalla è formata dall’omero, dalla clavicola e dalla scapola, oltre a queste strutture ossee, in essa si trovano numerose strutture tendinee, nervose e muscolari.

L’equilibrio funzionale tra queste strutture è di fondamentale importanza per il corretto funzionamento di ciascuna di esse. Queste strutture sono inoltre connesse tra di loro dai tendini e dai muscoli che prendono il nome di cuffia dei rotatori.

Le problematiche della spalla spesso sono causate da posture scorrette, da sollecitazioni anomale per sovraccarico funzionale, da un trauma o da usura dovuta a degenerazione della struttura stessa.

Ma in certi casi il dolore alla spalla non è associato a nessun sovraccarico funzionale o trauma. Capita spesso nella pratica osteopatica che una restrizione di mobilità viscerale può contribuire allo sviluppo di una riduzione di mobilità che può trovarsi anche a distanza. Intervenire sui visceri in ambito osteopatico permette di riequilibrare sistemi in disfunzione dato che tra di loro c’è una stretta relazione: “Comunicazione riflessa viscero-somatica e somato-viscerale” (Irvin Korr).

Il riflesso somato-viscerale non è altro che un dolore che insorge in una qualsiasi parte del corpo, ma che in realtà si tratta di un sintomo dovuto ad una disfunzione funzionale da parte di un organo in questo caso il fegato, che può dare dolori riferiti.

Per semplificare possiamo dire che il nostro sistema nervoso, il sistema muscolo-scheletrico e i visceri sono in stretta relazione tra loro. Durante la mia valutazione posturale la paziente si presenta con la testa protratta in avanti, le spalle in avanti, il dorso in ipercifosi e la lombare in iperlordosi. I test sia ortopedici che neurologici sono negativi, nella palpazione dei tessuti presenta una certa rigidità sul piano scapolare di destra con le sue strutture annesse.

I test osteopatici mi indicano che la mobilità attiva e passiva è compromessa sia a livello della spalla, con particolare rigidità nella zona clavicolare, sia dietro nella zona scapolare dove i muscoli sono molto contratti. Il rachide cervicale è in restrizione di mobilità (C4-C5), mentre scendendo sul dorso ritrovo una restrizione di mobilità a livello dorsale (D7-D8), la spalla, il gomito e il polso sono in disfunzione e testando la zona viscerale trovo il fegato e il diaframma in restrizione di mobilità e motilità.

Il trattamento osteopatico costituisce un motivo di consultazione molto frequente per i problemi alla spalla. L’osteopatia considera il corpo umano un’unità globale, dove le diverse parti lavorano in simbiosi tra di loro. L’osteopata dovrà valutare la spalla e le sue connessioni con le altre parti del corpo: non si può pensare di isolare una singola parte, in questo caso lo spalla, e per tale motivo non agirà solo a livello locale ma tratterà tutto l’insieme comprese le altre strutture che hanno contribuito all’insorgenza e al mantenimento del dolore alla spalla.

Il piano di trattamento è impostato seguendo i collegamenti fasciali tra la spalla e il resto del corpo.

Nel caso della paziente di 43 anni nella parte viscerale ho lavorato sulle restrizioni miofasciali del fegato e del diaframma per un buon riequilibrio neurovegetativo, ho trattato la parte cervicale e la dorsale con tecniche strutturali e così anche con il gomito e il polso. In questa paziente seguendo un ragionamento clinico osteopatico la poca mobilità del fegato ha generato tensioni miofasciali che hanno contribuito a scatenare il dolore alla spalla. Nella successiva seduta la paziente riferisce già di stare molto meglio e che è riuscita a riposare tranquillamente la notte. Mentre durante la terza e ultima seduta la paziente dichiara la totale scomparsa del dolore. Da questo caso clinico possiamo dedurre da che la causa spesso si trova distante dal sintomo.

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