Come si svolge un trattamento osteopatico

Come si svolge un trattamento osteopatico

Un trattamento osteopatico inizia sempre dall’anamnesi. In questa prima fase bisogna raccogliere più informazioni possibili e capire il motivo della consultazione osteopatica. L’anamnesi si divide in anamnesi remota e prossima (attuale) al fine di ricostruire una cronistoria quanto più dettagliata possibile sullo stato di salute del paziente.

Presa visione degli esami complementari, come radiografie e risonanza magnetica, la parte centrale del trattamento prevede l’osservazione della postura del paziente sui tre piani dello spazio per valutare eventuali atteggiamenti antalgici.

Vengono poi eseguiti i test ortopedici e neurologici per fare una buona diagnosi differenziale e per vedere se il problema è di pertinenza osteopatica o necessita di essere indirizzato al medico specialista. Successivamente si passa ai test osteopatici attivi e passivi per localizzare eventuali restrizioni di mobilità, mentre i test palpatori servono per individuare eventuali tensioni miofasciali, contratture e restrizioni di movimento tissutale.

Il trattamento osteopatico è basato sui principi fondamentali dell’osteopatia che considera il corpo umano un’unità globale dove le diverse parti lavorano in simbiosi tra di loro.

L’osteopata nella sua attività lavorativa non si limita a valutare esclusivamente la zona del sintomo ma anche quelle strutture che si trovano apparentemente distanti da esso, al fine di ristabilire le condizioni fisiologiche e l’omeostasi del paziente.

Non si può pensare di isolare una parte, il corpo è un insieme funzionale e deve essere valutato e trattato nella sua interezza.

Alcuni pazienti inizialmente non comprendono appieno questo ragionamento clinico in quanto sono abituati ad un trattamento basato esclusivamente sulla sintomatologia. A questo proposito riporto il caso clinico di una donna di 30 anni che da qualche mese lamenta un dolore nella regione lombare della colonna vertebrale. Dall’anamnesi remota risulta che circa 8 mesi prima ha avuto una distorsione della caviglia durante una partita di tennis: se si ragionasse solamente sulla sintomatologia il trattamento dovrebbe essere localizzato esclusivamente alla zona lombare, ma essendo che l’osteopatia va alla ricerca della causa e non si limita esclusivamente al sintomo andrà a ridare mobilità alla caviglia per eliminare il problema alla radice, così facendo la sintomatologia dolorosa tenderà a regredire poiché la colonna nella zona lombare non dovrà più compensare la rigidità del trauma subito alla caviglia. Questo è solo uno dei tanti esempi che serve a farci capire che spesso la causa è lontana dalla zona dove si scatena il sintomo, tranne nei casi in cui il sintomo è dovuto ad un trauma.

Distorsione caviglia tennista

Accade spesso nella pratica quotidiana che pazienti che in passato hanno subito distorsioni mal curate o non guarite completamente presentano a distanza altre sintomatologie come lombalgie, dolori all’anca, al ginocchio, ecc.

Questo è dovuto agli adattamenti che il paziente a dovuto mettere in atto a seguito di queste distorsioni: il corpo ha generato nel tempo dei compensi a distanza facendo lavorare di più altre zone contribuendo così a modificare la postura. Per questo il compito fondamentale dell’osteopata è quello di comprendere bene l’eventuale sequenza di eventi che hanno portato ad un determinato sintomo, in modo tale da poter mettere in atto le migliori strategie terapeutiche che siano quanto più efficaci per risolvere la problematica del paziente.

Una volta individuato il problema non resta che correggerlo. Le tecniche osteopatiche sono numerosissime, ma sono tutte completamente indolore, non invasive e addirittura piacevoli.

Il trattamento osteopatico riporta l’organismo verso l’equilibrio e l’armonia funzionale. Tutto ciò consente l’incremento dello stato di salute e benessere di tutto l’organismo. Dopo il trattamento in alcuni casi può verificarsi un temporaneo aumento dei sintomi, soprattutto nelle prime 48/72 ore: questo dipende dalle reazioni del paziente, ma superata questa fase generalmente si ha un miglioramento complessivo.

L’intervallo fra le sedute e il numero di trattamenti da fare è del tutto individuale e dipende dalle valutazioni che l’osteopata ha fatto nel corso della prima visita.

La distanza tra una seduta e l’altra generalmente è compresa tra i 7-10 giorni. In ogni caso le sedute non possono essere troppo ravvicinate in quanto è opportuno lasciare al corpo il tempo di reagire al trattamento. Andrew Taylor Still, padre dell’osteopatia, in merito alla disfunzione osteopatica diceva: «trovala, aggiustala o trattala e lasciala stare» in modo da permettere all’organismo stesso di autoregolarsi dopo avere ricevuto il giusto imput. L’osteopatia è però solo parte della soluzione, per questo consiglio ai miei pazienti di mantenere uno stile di vita salutare, indicando una serie di esercizi da svolgere a casa e una dieta equilibrata.

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